Capitolo sei – Rìco

La mattina seguente mi svegliai leggermente confusa.

Poi mi ricordai il perché. Andai in cucina a preparare la colazione, per fortuna sembrava non esserci nessuno.

Preparai la macchinetta del caffè, presi due fette biscottate e ci spalmai su un po’ di marmellata. Amavo la quiete che c’era a casa di Andrea di primo mattino, il silenzio interrotto soltanto dal borbottio del caffè che saliva. Rimasi seduta sullo sgabello con una fetta biscottata a metà bocca a fissare un punto imprecisato del muro, quando un rumore mi fece sussultare. Qualcuno stava cercando di aprire la porta d’ingresso con una chiave evidentemente sbagliata, considerato il casino.

Valutai di svegliare Andrea, poi però andai in camera di Rìco. Aprii piano la porta, era buio pesto lì dentro. Cercai a tentoni la scrivania, poi il letto: non c’era nessuno lì. Mi girai per tornare indietro cercando di non far rumore: chissà perché poi. Mi chiusi la porta alle spalle, ma davanti a me trovai Rìco.

Per poco non mi mettevo ad urlare dallo spavento.”Che ci facevi in camera mia?” disse ridendo.

“Che ci fai tu qua! Ho sentito un rumore di chiavi nella serratura, mi sono spaventata, pensavo fosse un ladro, che ne so.”

“Ero io, avevo preso il mazzo sbagliato. Un ladro con le chiavi poi? Si stanno evolvendo.”

“Cretino.”

“Ancora non mi hai detto che ci facevi in camera mia.”

“Non ci facevo niente! Volevo svegliarti per farti presente che stavano per svaligiarci casa e che probabilmente saremmo morti tutti.”

“E mi avresti svegliato per questo? Mica combatto il crimine io.”

“Sei un cretino.”

“E due.”

“Come ti pare, io esco!” Non so perché m’innervosisse tanto quel suo modo di fare.

“Dai, sto scherzando. Vieni qua.” disse, ma fu lui ad avvicinarsi. Mi accarezzò un braccio, poi mi sistemò i capelli dietro l’orecchio.

“Hai degli occhi stupendi, lo sai?”

“Tipica frase da rimorchio.” Ero ancora arrabbiata.

“Nah, non rimorchio io. Dico solo ciò che penso, e penso che i tuoi occhi di prima mattina siano stupendi. Sembrano quasi grigi.”

“Cambiano colore quando cambia il tempo.”

“Interessante.” Abbassò gli occhi, ed ebbi nuovamente l’impressione che stesse cercando di reprimere qualcosa. Timidezza, paura, o qualcos’altro.

In quel momento entrò Andrea.

“Cosa state combinando voi due?”

“L’ho baciata ieri sera e adesso non riesce a star lontana da me. Sono uscito presto per andare a correre e quando son tornato l’ho trovata in camera mia.”

“Che..?” fece Andrea, ancora assonnato.

“Rìco!” gli gridai, sconvolta.

Lui rise forte, di cuore, poi si avvicinò. Mi diede un bacio leggero sulla fronte e tornò in camera sua.

Andrea mi guardava visibilmente confuso. Poi cominciò ad urlare: aveva finalmente riconnesso il cervello.

“Te l’avevo detto! Non te l’avevo detto?! Con tanti uomini che ci sono qui e sulla faccia della terra, devi farti proprio Rìco! Sei impossibile.”

“Uno, non mi faccio proprio nessuno, due, la stai prendendo dal verso sbagliato. E’ stata una cazzata, tu mi baci con più passione, giuro. E’ stata una cosa velocissima, bacio a stampo, se di bacio si può parlare. A me di Rìco non frega nulla. Non capiterà più.”

“Lo spero bene! Non è per te. Lascialo perdere.”

“Ma si può sapere cos’hai contro Rìco?? Mi sembra un bravo ragazzo, e comunque sono abbastanza grande da decidere da sola cosa voglio o non voglio fare. Ti voglio un bene dell’anima Andrè, lo sai, ma smettila di ossessionarti.”

“Non voglio che lui soffra.”

“Ma io non soffrir.. eh? Non vuoi che lui soffra?? Cioè per te il problema sarei io?!”

E poi mi disse tutto.

Rìco aveva avuto una ragazza, Sofia, e l’aveva amata alla follia. Si erano conosciuti un’estate proprio lì a Sitges, erano praticamente ragazzini, ed erano rimasti insieme per quasi dieci anni. Sembrano davvero fatti l’uno per l’altra, si completavano a vicenda. Lui  avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei. Avrebbero dovuto sposarsi, avevano già deciso la data, ma due anni prima lei aveva perso la vita in un incidente stradale.

La vita di Rìco era finita insieme a quella di Sofia. Non usciva mai dalla sua stanza, non mangiava, non parlava con nessuno: era diventato l’ombra di se stesso.

Dopo un po’ tuttavia, sembrò essersi ripreso, ricominciò a lavorare, iniziò a viaggiare parecchio, non si fermava mai troppo tempo nello stesso posto e non riusciva a restare a Sitges per più di qualche settimana. Però ci tornava sempre.

“Non voglio che ti affezioni a lui. Non in questo momento. Ma lo faresti, perché ti conosco, tu ti innamori di un’idea e non la molli più. Ma devi stare da sola in questo momento, conoscerti, fare esperienze, divertirti… vivere. Meriti questo e lo devi a te stessa, soprattutto. Per Rìco è la stessa cosa. Siete molto simili, e questo mi fa paura. Vi distruggereste in pochi mesi, lo sai.”

Malgrado la poca fiducia che mostrava  nei miei riguardi, dovetti ammettere che non aveva affatto torto. Vedevo Rìco con altri occhi, e per un istante mi resi conto che la timidezza, il suo essere scostante, gli occhi bassi e l’incedere cauto, erano segnali evidenti del suo stato d’animo. Dopotutto non stava recitando una parte, non indossava nessuna maschera.

Era ferito, semplicemente. Ed erano ferite profonde le sue, che ancora sanguinavano.

Come quelle di Andrea. Come le mie.

 

4 Comments

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  1. emozioni che si rincorrono, la parte femminile come sempre viene messa in secondo piano quando si tratta di relazioni sentimentali. Non è una critica allo scritto, anzi trovo che rappresenti al 100% la vita reale, è proprio una constatazione dei discorsi ricorrenti che si sentono e si leggono in giro.
    Ottima narrazione, attendo il seguito…..😉

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  2. bene, siamo entrati nel vivo e la trama regge bene.
    i tre personaggi sono credibili, i dialoghi vivaci e buona anche l’ambientazione sia domestica che come puntate esterne in paese.
    un appunto, se posso: non avrei fatto morire la fidanzata di Rico, bastava che lo mollasse per un improvviso ripensamento. La morte, a mio parere, è uno strumento narrativo abusato, una specie di scorciatoia dell’autore per non lasciare dubbi al lettore, come gli dicesse guarda che quello anche se sorride è proprio triste, è uno duro ma dentro soffre.
    non so se mi sono spiegato e non so se la mia osservazione è pertinente 🙂
    ciao
    ml

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    • Pertinentissima, e ti ringrazio! Come ogni suo intervento, del resto. Premetto che son d’accordo sulla questione della morte. Ovviamente Rìco in quanto tale non esiste, ma si basa su un personaggio molto molto reale, ed è una dedica particolarissima che avevo la necessità di lasciare intatta. Quasi un “cameo”. Le cose che gli dirò a breve, son le stesse che avrei voluto, e dovuto, dire tempo fa alla persona in questione. Ma apprezzo davvero l’appunto e mi auguro ce ne saranno tanti altri! Grazie, davvero. ❤

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