Capitolo uno – Sitges

Ovviamente mia madre non ci ha creduto per niente e non l’ha presa benissimo.

“Ma andrà tutto bene cosa? Sei un’incosciente! Ma si può partire all’improvviso così, senza organizzare niente? E come fai adesso?!”

“Mamma, sono in Spagna non in Vietnam.”

Pausa.

“Te le sei portate le mutande?”

Si mamma, le ho portate le mutande. Click.

Mia madre è una bambina con le rughe. E’ nata ingenua, sa stare al mondo come un pesce fuor d’acqua. Le piace ridere, imparare cose nuove e crede di avere una mentalità aperta. In realtà il fatto è che di giudicare gliene frega poco, semplicemente.

Io e mia madre litighiamo praticamente ad ogni ora del giorno. E’ capace di mettere il broncio e smettere di parlare per giorni interi, ma quando poi le passa, deve fingere che non sia successo nulla. Come dicevo, una bambina.

E insomma alla fine si è convinta, complice il fatto di averle provato di avere con me abbastanza mutande.

Ora dovevo convincere soltanto me stessa di non aver fatto l’ennesima cazzata.

L’aereo era atterrato alle otto e due minuti. Il viaggio era stato abbastanza tranquillo, poche turbolenze, un libro di Goethe e la mia fedele musica sull’ mp3. Al momento dell’atterraggio Lucio Battisti modulava “si, viaggiare”. Lo presi  come un segno di buon auspicio.

All’aeroporto di El Prat ad aspettarmi c’era Andrea, il mio migliore amico, bello come il sole ed irrimediabilmente frocio. Due anni prima si era trasferito a Sitges, meravigliosa città a 40 chilometri a sud di Barcellona, per seguire il suo grande amore, Marco, che aveva poi mollato per un altro grande amore, Alejandro. E Pedro, Andres, Antonio ed altri svariati grandi amori che aveva poi mollato tutti, uno dopo l’altro.

Andrea ha un sorriso che contagia tutti. E’ divertente, simpatico, ama stare al centro dell’attenzione ed ha un milione di amici. Avere quell’aspetto aiutava decisamente, ma ha sempre l’aria di non rendersi conto dell’effetto che fa alle persone, e probabilmente questo lo rende ancor più attraente.

Mi aspettava con una rosa in una mano ed un foglio nell’altra.

Sul foglio c’era scritto solo “VUOI SPOSARMI?”, in maiuscolo. La gente si fermava a fotografarlo, vittima di quell’inganno romantico.

Gli corro incontro, lo abbraccio, mi da un bacio veloce sulle labbra. “Sei un coglione, Andrè”.

“Mi sei mancata”.

Parte qualche applauso. Ecco, la mia prima figura di merda. Ma lui sorride, adora queste cazzate. Lo guardo mentre si inchina al suo pubblico, lo lascio fare.

Quanto mi era mancato.

Eravamo d’accordo che sarei rimasta con lui e il suo coinquilino a Sitges per un po’, il tempo di trovare un appartamento tutto mio. Ci ero già stata una volta e me ne ero innamorata perdutamente. Destinazione popolare per la cultura omosessuale, famosa per i locali notturni, il lungomare, le spiagge per nudisti, i festival, il Carnevale, le strade strette, le botteghe antiche, nonché patria del pittore e scrittore Santiago Rusiñol: Sitges è un piccolo gioiello catalano. Un gioiello libertino e vagamente bohémien.

Ero partita per ritrovare me stessa, per scrivere, fotografare, per tornare a creare. Quale posto migliore dove cominciare?

Sorrisi di fronte a quel mare di prospettive che mi si spalancava davanti.

(continua)

11 Comments

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  1. attendo il capitolo 2…scrivi Bene e in modo simpatico e coinvolgente. Complimenti😀

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  2. No vabbè, tu potresti fare anche la scrittrice. Attendo il secondo capitolo! Ps: ma ti sei trasferita?

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  3. Questo è un commento a caldo! È il primo post che leggo e non mi sono fatto influenzare dalla pagina di presentazione sul tuo blog (non so se ci sia ma ora me ne accetterò). Il racconto è così travolgente e meravigliosamente scritto che non sono riuscito a capire se quanto scritto sia veramente accaduto. La scena dell’arrivo potrebbe essere quella di un film 👏

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  4. Ma che bello questo racconto! Sembra quasi che tu lo abbia vissuto veramente.. è così? Curiosa io 🤣

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