Addii e fili rossi.

Da bambina mi hanno detto che certe persone sono legate da un filo rosso invisibile che può estendersi anche per chilometri, e si allunga e si restringe a seconda della distanza.

Io non ci credevo neanche un po’, nessun filo era così lungo, nemmeno i gomitoli giganti che usava la nonna per l’uncinetto. E poi, se una persona per sbaglio lo tagliava con le forbici o lo spezzava correndo troppo?

Da bambina pensavo troppo. Mi sa che è per questo che oggi son così.

Mi è tornato in mente alle 6.47 di stamattina (specificare l’orario è importante, anche se non ne conosco la ragione). Alle 6.47 di una quasi fredda domenica mattina di settembre, ho ricordato quel filo rosso e ho sperato esistesse davvero.

Le ragioni di certi pensieri, di certi ricordi, non sono sempre facilmente riconducibili a qualcosa, ad eventi particolari. Semplicemente ti svegli una mattina e ti accorgi che qualcosa è cambiato.

Da bambina ero un piccolo genio, brillavo. Ero l’orgoglio di tutti, ma di me stessa innanzitutto. Ero eccellente, e ne andavo fiera.

Poi a un certo punto, mi son persa. Ho posto le mie esigenze, i miei sogni, ad un piano inferiore, per seguire una vita che non mi apparteneva.

Amicizie sbagliate, ragazzi sbagliati, desideri sbagliati.

Esistevo ancora in una piccola parte di me, ma si faceva ogni giorno più minuta, sbiadita.

Credo di aver vissuto così fino al mio ultimo addio.

Gli addii sono qualcosa che mi spaventava da morire. Li consideravo qualcosa di definitivo, sinonimo di sconfitta. Ad ogni addio credevo, sentivo, che un’altra parte di me svaniva. Non sono mai riuscita a lasciare andare, nemmeno quando era necessario. Mi aggrappavo con le unghie e con i denti ad emozioni coperte di spine, e più stringevo, più mi ferivo, più andavo avanti.

Non so quanti pezzi di me ho perso negli ultimi 15 anni per non aver saputo lasciare andare. Rinunciando a dire addio, in realtà lo stavo dando a me stessa.

Perché stare con qualcuno fa paura, ma da soli è peggio. La solitudine mi piace, ma ad esser completamente soli poi si deve fare i conti con sé stessi. E se la persona che sta davanti allo specchio non ti piace? Se è cupa, vigliacca, triste, vuota, se non eccelle in nulla, se non è mai abbastanza?

Pensavo esattamente a questo quando ho capito che c’era qualcosa che non quadrava più.

Se uno pensa certe cose di sé stesso, come può andar bene? Non può essere la norma.

E allora ho detto addio. In un mattino di settembre esattamente identico a questo. Mi son svegliata ed ho capito che meritavo di meglio. Dagli altri e soprattutto da me.

Son passati quattro anni da quel giorno, e alle volte mi sembra di essere ancora punto e a capo. Una ragazzina insicura, che ancora non si piace, che ancora non si considera abbastanza.

Ci lavoro su ogni giorno, ed è la cosa più difficile che io abbia mai fatto.

Ho imparato a dire addio, ho imparato a chiedere di più, ho imparato a capire quando merito di meglio, ho imparato quando arriva il momento di lasciare andare.

Ma certe volte lo dimentico, e devo cominciare da capo.

No, da capo proprio no. C’è una cosa che non dimentico più: io sono importante. E merito qualcuno che combatta per me.

Ai principi azzurri e ai cavalieri dall’armatura splendente ci ho rinunciato da tempo, e allora chi resta?

Io. Soltanto io. Ci si salva da soli, non so quante volte l’ho sentito dire.

Lo capisco solo adesso.

Adesso l’unico addio che non voglio più dire è quello ad altre parti di me.

E per me stessa, combatto io. Ogni giorno, per il resto della vita.

E oggi, mentre penso a tutte queste cose, a quel filo rosso ci credo un po’ di più.

Credo parta da me, e arrivi in tutte le città che voglio visitare, in tutti i luoghi in cui mi porterà il destino, o le mie gambe. Credo andrà a toccare tutte le persone che cambieranno la mia vita, anche di poco, e mi seguirà in tutte le ambizioni, le passioni. Farà il giro del mondo il mio filo rosso, e poi tornerà direttamente a me, alla fine.

Perché la vita è un percorso che si affronta soprattutto con sé stessi, ed io voglio fare in modo che la mia compagna di viaggio sia esattamente come vorrei. Libera. Felice. Indipendente e fiera.

Eccellente.

Da oggi, ad ogni addio, ricomincio da me.

Più bella, più forte.

Più me.

 

12 Comments

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  1. Condivido tutto..ma io, l’abbandono, non riesco ancora ad accettarlo.

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  2. Ti sei fatta il regalo più bello. Non pensare al tempo perso, ci sono persone che se ne accorgono solo alla fine. Tu, invece, hai già fatto un bel pezzo con il tuo filo rosso. In bocca al lupo!

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  3. che brava! Splendido articolo! Letto tutto d’ un fiato! Hai detto tante cose vere…ma se posso, se quello che hai scritto è riferito a te stessa, sei stata troppo dura! Perdonati di piu’,e vedrai che tutto andrà meglio…
    un grande abbraccio
    Francesca

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    • E’ davvero quello che ho pensato di me stessa per.. tanto, troppo tempo. E se ti sembra troppo duro, è semplicemente perché è così 🙂 Ma sto cercando di migliorarmi, sto cercando di guardarmi con altri occhi, e piano piano ce la faccio. L’ho promesso a me stessa ❤
      Grazie per esser passata, ricambio l'abbraccio..di cuore.

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  4. Se il buon giorno si vede dal mattino, questo pensiero forte e positivo alle 6.47 del mattino presagisce un giro intorno al mondo e un ritorno bello e costruttivo

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  5. Anche io sono in lotta. Ho iniziato da poco questa battaglia, con il cercare di ritenermi importante, non un invisibile essere che tenta sempre di nascondersi nel buio o attraverso un sorriso. Ma è difficile, è una sfida, richiede tanta energia, forza e amore verso la speranza. Quella strana bellissima cosa che ci fa credere che un giorno le cose saranno migliori.
    Ma penso che in lei, in quello che professa ci sia del vero.
    Buona fortuna, buona battaglia: buona vita!

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    • Grazie di cuore.
      E per inciso, la lotta è una cosa bellissima. Lottare per qualcosa, rende quel qualcosa più importante, più “degno”. E quando si parla di noi stessi, di reinventarci, di migliorarci..allora diventa anche fondamentale. E’ difficile, nessuno lo nega, ma sii fiera di te, anche solo se ci provi. Buona fortuna e buona battaglia a te, e buona vita ❤

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  6. Lo considero un racconto e non una pagina di diario.
    che poi l’io narrante possa essere tu nella realta’ e non un personaggio fittizio, nella mia ottica ha un’importanza marginale. Del racconto ha lo spessore e la scrittura. E anche l’originalita’ del capo del filo che torna nelle mani di chi gia’ possedeva l’altro estremo, ribaltando il concetto stesso di filorosso, non un legame con gli altri ma con se stessi.
    Molto piaciuto
    ml

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