Veronica Franco, la cortigiana onesta.

Quando armate ed esperte ancor siam noi, | render buon conto a ciascun uom potemo, | ché mani e piedi e core avem qual voi; | e se ben molli e delicate semo, | ancor tal uom, ch’è delicato, è forte; | e tal, ruvido ed aspro, è d’ardir scemo. | Di ciò non se ne son le donne accorte; | che se si risolvessero di farlo, | con voi pugnar porían fino a la morte. | E per farvi veder che ‘l vero parlo, | tra tante donne incominciar voglio io, | porgendo essempio a lor di seguitarlo.

“Se siamo armate e addestrate siamo in grado di convincere gli uomini che anche noi abbiamo mani, piedi e un cuore come il loro; e anche se siamo delicate e tenere, ci sono uomini delicati che possono essere anche forti e uomini volgari e violenti che sono dei codardi. Le donne non hanno ancora capito che dovrebbero comportarsi così, in questo modo riuscirebbero a combattere fino alla morte; e per dimostrare che ciò è vero, sarò la prima ad agire, ergendomi a modello.”

Veronica Franco, Venezia.

Veronica Franco visse nella Venezia rinascimentale del Cinquecento. Donna bellissima, brillante e talentuosa, fu poetessa, scrittrice, musicista e.. cortigiana.

All’epoca a Venezia erano riconosciute due tipi di cortigiane: la cortigiana di lume e quella onesta. La prima apparteneva ai ceti bassi e praticava il mestiere vicino al Ponte di Rialto, la cortigiana onesta invece era un’intellettuale e godeva di numerosi privilegi, come quello di scegliere liberamente i propri amanti, e condurre una vita indipendente e libera. In una città cosmopolita come Venezia, con un gran passaggio di “forestieri” il fenomeno delle cortigiane era tollerato, non solo, era incentivato. Un capitolo molto importante dell’economia veneziana era costituito da quello che oggi chiameremmo turismo. Per attrarre questa clientela, la Serenissima si era accaparrata un gran numero di reliquie preziose. Ma siccome gli uomini d’affari e i pellegrini non vivevano di puro spirito, la prostituzione fioriva.

Invidiate per questo dalle nobildonne veneziane, le oneste cortigiane dominavano la ribalta politica e culturale.

Ma la Franco è stata molto di più questo.

Figlia di Francesco e Paola Fracassa, cittadini originari (gli Originarii erano idealmente i discendenti dei primi abitanti della città), fu iniziata a quest’arte dalla madre, anch’essa cortigiana onesta. Si sposò giovanissima con un ricco medico, ma il matrimonio durò poco.

Per mantenersi diventò una cortigiana d’alto rango. Fu inserita nel Catalogo de tutte le principal et più honorate cortigiane di Venetia, elenco delle cortigiane più in vista della città (secondo questo elenco, un suo bacio costava cinque o sei scudi, il servizio completo cinquanta). Grazie alle sue amicizie con uomini facoltosi ed esponenti di spicco dell’epoca, divenne ben presto molto conosciuta. Ebbe persino un flirt con il re Enrico III di Francia. Visse circondata dagli agi per la maggior parte della sua vita; tuttavia non poté godere della protezione che veniva riservata alle donne “rispettabili”.

Imparò quindi a farsi strada da sola. Studiò e cercò i propri mecenati tra gli uomini colti. Entrò a far parte di uno dei circoli letterari più famosi della città, partecipando a discussioni, facendo donazioni e curando antologie di poesia. Frequentava musicisti, filosofi, pittori (tra questi ricordiamo Tintoretto e Parabosco) e con loro disquisiva di arte, religione, letteratura, filosofia. Le venivano spesso affidate correzioni di testi, e in cambio di questi favori chiedeva di partecipare a cenacoli dove la sua raffinatezza conquistava tutti.

“Io sono tanto vaga e con tanto mio diletto converso con coloro che sanno, per aver occasione ancora d’imparare, che, se la mia fortuna il comportasse, io farei tutta la mia vita e spenderei tutto l’mio tempo dolcemente nell’accademia degli uomini virtuosi”.

Scrittrice e poetessa di primo piano, Veronica Franco scrisse due volumi di poesia: Terze rime e Lettere familiari a diversi. Inoltre, dopo il successo raggiunto con i suoi lavori, fondò un’associazione che tutelava i diritti delle cortigiane e delle loro figlie, diventando una pioniera del Mutuo soccorso.

Per gli uomini era non solo un’amante, ma anche un’amica, una confidente.

Tuttavia, nel 1575, l’epidemia di peste che sconvolse la città costrinse Veronica a lasciare Venezia. La sua casa fu saccheggiata durante la sua assenza, e a causa di ciò perse gran parte delle sue ricchezze. Al suo rientro dovette affrontare persino un processo d’Inquisizione: era stata accusata di stregoneria. Tuttavia erano accuse comuni per le cortigiane, lei si difese brillantemente (contribuirono sicuramente anche i suoi legami con la nobiltà) e le accuse caddero.

Del resto della sua vita si sa poco: perse tutte le sue ricchezze, le rimase accanto un unico benefattore e, alla morte di questi, si ritrovò priva di qualsiasi sostegno finanziario. Si dice che in seguito si pentì della sua vita da cortigiana, e alle madri che si rivolgevano a lei in cerca di aiuto, sconsigliava di far intraprendere alle figlie la sua stessa strada.

Sappiamo inoltre che nel 1577 propose al consiglio cittadino di costruire una casa per donne indigenti, amministrata da lei stessa, ma tale richiesta non fu accolta.

Veronica Franco è inserita a pieno titolo nella cosiddetta “questione femminile” ribadendo ciò che ancora oggi fa scandalo: il diritto delle donne al piacere.

Seppur di bell’aspetto, si è fatta strada grazie ad intelletto, coraggio e istruzione, ed ha definito una verità che sembra ancora oggi imporsi a fatica: si può vendere tutto, ma non si può comprare la dignità altrui.

Morì nel 1591, da donna libera, lasciandosi dietro il suo messaggio: ogni donna deve essere padrona del proprio destino.

5 Comments

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  1. Che donna interessante e moderna!

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  2. Su di lei è stato scritto un libro (The honest courtesan / Margareth Rosenthal) dal quale è stato tratto un film (Padrona del suo destino, USA 1998)

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