Rupi Kaur e la poesia femminista

inizio“siamo nate tutte

bellissime

la più grande tragedia è

convincerci di non esserlo”

 

Rupi Kaur

 

 

Rupi Kaur ha 24 anni. È nata a Punjab, in India, ma da bambina si è trasferita in Canada e oggi vive a Brampton, in Ontario, insieme alla famiglia. Figlia di immigrati indiani di religione sikh, eredita dalla madre la passione per l’arte e il disegno.

Inizia presto a scrivere: durante gli anni del liceo, pubblica su un blog le sue poesie, restando però anonima.

“Non ho iniziato a scrivere ponendomi uno scopo preciso. In realtà lo facevo per me, perché cercavo una forma di espressione che potesse essere catartica e non avevo assolutamente pianificato di condividere i miei lavori online”, racconta Rupi durante un’intervista.

Oggi fa parte della generazione dei cosiddetti “Instapoets”, i poeti di Instagram: giovani autori che condividono i propri versi sui social media.

Nelle sue poesie denuncia la condizione delle donne, le violenze e gli abusi sessuali di cui lei stessa è stata vittima, rendendo il suo trauma “accessibile” a tutte le donne che continuano a seguirla: ad oggi ha quasi un milione di followers.

Rupi Kaur aveva già utilizzato i social tentando di disfare i tanti tabù sul corpo femminile, con un progetto artistico raffigurante il ciclo mestruale: rese pubblica una fotografia raffigurante una donna stesa, di spalle, con i pantaloni del pigiama sporchi di sangue. Instagram censurò l’immagine creando una vera e propria bufera mediatica, per poi fare successivamente dietro front con annesse delle scuse ufficiali.

rupisakur

“Ringrazio Instagram per avermi dato la stessa risposta che il mio lavoro era nato per criticare. Avete cancellato la foto di una donna completamente vestita durante le mestruazioni dichiarando che era contraria alle vostre linee guida, quando proprio le linee guida della vostra comunità rendono chiaro che non possa essere altro che un’immagine accettabile. La ragazza è totalmente vestita. La foto è di mia proprietà. Non attacca un determinato gruppo. Non è nemmeno spam. E, dato che non viola le vostre linee guida, continuerò a postarla.” Scrisse lei subito dopo la censura.

Dato il grandissimo seguito ottenuto dopo questo evento, per Rupi diventa dunque quasi un obbligo morale continuare a scrivere per cercare di aiutare le tantissime donne che si rivolgevano a lei in cerca di conforto.

“Non so come sia successo ma un giorno, una ragazza che mi seguiva da Seattle, mi ha contattata, commentando una poesia che avevo scritto sulle molestie sessuali, e mi ha detto: le tue poesie mi fanno davvero sentire come se fossi una donna. E non so perché, ma tra tutti i commenti che ho letto negli anni, quando ho letto quello ho pensato: non posso fermarmi. E quindi piano piano si è formata intorno a me questa specie di comunità di donne che parlavano di cose comuni che spesso però sono ancora considerate un tabù”, dice.

Il suo scopo diventa quello di dare voce alle violenze subite, infrangere i tabù, abbattere la cultura patriarcale e conservatrice che attanaglia non solo il suo Paese, ma anche l’Occidente.

La prima cosa che notiamo nella sua scrittura è che non ci sono maiuscole, un omaggio alla sua lingua madre, il gurmukhi:

“nella scrittura gurmukhi tutte le lettere sono trattate allo stesso modo. mi piace questa semplicità. questa simmetria e questo andare sempre avanti. è una rappresentazione estetica di quello che vorrei vedere più spesso nel mondo: uguaglianza.”

Le sue poesie raccontano di donne, di esperienze , violenze, difficoltà, delusioni e cadute, ma anche d’amore. Raccontano dei conflitti con i genitori, denunciano le disuguaglianze di genere, lo stupro, la misoginia. Ma parlano anche del coraggio di accettarsi per quello che si è.

“Non c’è amore senza autostima”, scrive.

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La Poesia per Rupi è un mezzo per salvarsi, un mezzo per superare un trauma che nessuna donna dovrebbe essere costretta a vivere.

Nel 2014 ha raccolto i suoi versi nel libro “Milk and Honey” (nella tradizione punjabi, il miele e il latte considerati dei ricostituenti).

“mio padre una volta mi ha detto che il miele è l’unica cosa che non muore. non importa da quanto tempo è in quel barattolo, dieci anni o cento, il miele, nel suo stato naturale e grezzo, vive per sempre, e penso che sia semplicemente la cosa più bella.”

Il libro è diviso in quattro “fasi”: the hurting (il ferire), the loving (l’amare), the breaking (lo spezzare), the healing (il guarire).

“Non è un libro autobiografico, le emozioni invece si”, così risponde l’autrice a chi le chiede quanto ci sia di vero nel libro.

Quella che conta, dice è «Quando vedi qualcuno [tra il pubblico delle sue letture] che assomiglia a tua madre e sembra che dica “questo mette il mio dolore in qualcosa di concreto che posso tenere e reggere e abbracciare” allora so che è ok, che sto facendo qualcosa di giusto e voglio solo continuare a farlo».

Milk and Honey oggi è uno dei manifesti del femminismo.

Con poche, brevi, quasi troppo semplici frasi, Rupi Kaur penetra nel cuore di chi legge e ne smuove gli ingranaggi, sconvolge, destabilizza, rimescola tutto.

Credo onestamente che sia quasi un obbligo morale leggere i versi di questa donna straordinaria, e credo lo sia per tutti: non solo per le donne che hanno subito violenza o per le donne in generale, ma per tutti.

Grazie, Rupi.

 

 

28 Comments

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  1. Grazie a te per avermela fatta conoscere!

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  2. Sia i testi che i disegni sono emozionanti.

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  3. Grazie per avermela fatta conoscere, le sue poesie entrano nell’anima

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  4. Sulla mia bio di Instagram c’è scritta una sua frase: “il modo in cui ami è il modo in cui insegni agli altri di amarti”
    Ecco, io l’ho scoperta tempo fa e l’ho adorata da subito.

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  5. Conoscevo la sua vicenda con instagram, ma non sapevo il lato artistico\poetico… bel post!

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  6. Grazie per avermela fatta conoscere e grazie per le tue visite! Ciao, a rileggerci! 🙂

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  7. Bellissimo post, grazie. 65Luna

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  8. Stupenda, un lavoro che ammiro quello di questa scrittrice-poetessa, grazie per avermela fatta conoscere e mi andrò a cercare i suoi scritti. Buon fine settimana.

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  9. Articolo molto interessante e ben fatto, complimenti! Ma personalmente non saprei come definire gli Instapoets: forse stanno davvero salvando la poesia, o forse si accaparrano soltanto followers usando un linguaggio che è una specie di “evoluzione lirica” dei meme e delle foto dai temi forti. Forse entrambe le cose. Se ti può interessare, ultimamente l’opera di Rupi Kaur è stata molto criticata e lei accusata di plagio (in particolare ai danni di un’altra “Tumblr poet”, Nayyirah Waheed). https://scroll.in/magazine/845092/do-sad-brown-girls-online-write-the-same-plagiarism-charges-against-poet-rupi-kaur-start-a-debate?utm_source=Facebook&utm_medium=Social&utm_term=Quartz&utm_content=CrossPost

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  10. Bellissimo articolo, come sempre riesci ad emozionare arrivando al cuore 🌺

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  11. Io adoro immensamente questa donna!

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