Mario Sepe: l’uomo dentro l’artista

Ho “incontrato” per la prima volta Mario Sepe scorrendo distrattamente la home di Facebook.

Un’immagine casuale, una fotografia in mezzo alle altre. Un’opera,  curve disegnate su una tela, tutto qui.

Eppure.

Eppure d’istinto ho provato qualcosa. Rapimento, commozione, curiosità, turbamento.

E allora di fotografie ne ho cercate altre, ed altre ancora, e a quel punto il desiderio di saperne di più, di scoprire dietro a quelle meravigliose pennellate e a quei colori così intensi, cosa, chi ci fosse, era inevitabile.

Quando gli ho proposto quest’intervista, ho specificato che sarebbe stata una conversazione piuttosto intima:  non mi sarei limitata a parlare delle sue opere, il mio desiderio era conoscere l’uomo dietro, o meglio, dentro l’artista.  Temevo dunque di ritrovarmi davanti al solito presuntuoso pieno di sé, ma Mario è stato sin dal primo momento gentile e disponibile, solare, umile nonostante il grandissimo successo raggiunto nella sua intensa  seppur giovane esperienza artistica:

pittore, illustratore e graphic designer napoletano, laureato all’Accademia di Belle Arti di Napoli nel 2009, porta avanti collaborazioni con i maggiori brand nazionali ed internazionali tramite il laboratorio creativo da lui fondato,  DNArt lab. Ha inoltre già vinto tantissimi premi, tra cui la Palma D’Oro per l’Arte a Montecarlo, e partecipato a numerose mostre.

Ciò nonostante, dice di continuare a produrre arte per il “puro desiderio di creare”, parole che mi hanno incuriosita non poco.

Cos’è il ‘puro desiderio di creare’, cosa ti spinge?

“Philippe Petit dice una cosa molto importante: “Nel mio mondo non esiste la motivazione. Io non sono motivato a fare quello che faccio. In quanto artista avverto un impulso, un’impellenza, sono trascinato da una forza che ha radici profonde in me, una forza cosi persuasiva che sembra vano cercare di spiegarla. Essa, tuttavia, ha un nome: Passione!”

All’inizio creavo semplicemente perché mi faceva stare bene, il processo creativo mi donava un senso di benessere, di equilibrio, di pace interiore. Col tempo ho capito che c’era dell’altro in questa esigenza. Fare arte è per me un opportunità per potermi conoscere, per potermi scoprire. Tutto quello che realizzo lo faccio senza progettarlo, seguo semplicemente un’emozione, perché so che col tempo mi racconterà cose che magari oggi ignoro.

Non progetto, faccio! Affinché quelle forme e quei colori parlino di me.

L’arte non è un mezzo per spiegare quello che conosco, semmai il contrario: è l’arte il mezzo che uso per comprendere, conoscere ed orientarmi.

Non voglio restare un osservatore passivo, voglio proporre la mia immagine, voglio dare qualcosa.

Per questo voglio fare “l’artista”.

La mia priorità non è vendere, non ho l’esigenza di dover costruire un personaggio, le motivazioni che mi spingono a creare non sono di natura economica o “autocelebrativa”.

Posso dire di sentirmi artista, ma lo sento perché ho un dovere nei confronti di me stesso ed è questo quel che conta.

Non penso di essere arrivato chissà dove, e soprattutto non credo di avere nulla da insegnare, però posso dire che continuo ad entusiasmarmi quando vedo persone che fanno cose anche banali, ma con la gioia di chi le fa per la prima volta, di chi scopre qualcosa.”

Ma com’è nato l’artista? Quando hai capito per la prima volta che avresti voluto fare questo nella vita?

“Sin da bambino ero incantato dall’arte e sin da bambino alla classica domanda “cosa farai da grande?” non rispondevo con i gettonatissimi “astronauta” o “scienziato”, io rispondevo con voce squillante e decisa: “l’Artista!”.

Ero profondamente affascinato da chi riusciva a creare “magie” con una matita, un pennello, l’argilla.

Razionalmente ci capivo poco e niente, ma le sensazioni che percepivo erano le stesse che provo ancora oggi: stupore, incanto, eccitazione e voglia di dire la mia allo stesso modo, con lo stesso linguaggio.

Ricordo come fosse ieri quando all’età di 8 anni, in un pomeriggio d’estate, preso da un “raptus creativo” imbrattai tutti i muri del palazzo in cui vivevo con figure che erano un misto tra graffiti primitivi e figure “picassiane”.

Ammirai il mio “lavoro” e mi sentii il bambino più felice del mondo, avevo reso quella casa la MIA  casa, ero in armonia con essa.

Ovviamente qualche istante dopo stavo correndo via per scampare all’ira di mia madre e dell’intero condominio. Sono stato sin da subito un artista incompreso insomma …

(Fu probabilmente  in quell’occasione che, a forza di correre, nacque in me anche la passione per le obstacle race, allora ancora sconosciute!)

Questo episodio apparentemente insignificante  è in realtà per me significativo, perché racchiude a pieno la mia esigenza di voler “fare” attraverso il segno,  la mia tenacia nel perseguire questa strada nonostante la mancata approvazione dei miei genitori, secondo i quali seguendo un percorso artistico avrei avuto un futuro da venditore ambulante.

Ci tengo però a precisare che nonostante questo, devo comunque molto ai miei genitori: pur non condividendo le mie scelte, mi hanno sempre dato la possibilità di fare ciò che sentivo. Nonostante le loro preoccupazioni hanno sempre deciso di fidarsi di me e questo mi ha incitato a non mollare.

Ad oggi posso confermarti che fare arte non è stata per me una scelta, né l’ho fatto per lavoro o per vocazione. Ho solo scoperto in me la necessità di partecipare al Divino con il perfezionamento della creazione e finché avrò il bisogno di  fare arte, bisogno naturale come respirare, non smetterò di farlo.”

Cosa provi quando dipingi, cosa, chi diventi?

“Credo che oggi gli artisti lavorino poco su sé stessi, preoccupandosi più di stupire il pubblico.

Così è facile disinnamorarsi. Se si vive pensando esclusivamente ai riconoscimenti, l’arte perde di senso.

Vuoi sapere cosa provo quando dipingo, chi divento?

Nella maniera più semplice, quando dipingo provo Amore, quando creo divento Amore.

In realtà se ci penso mi viene da dire che è facilissimo essere pittori oggi. Basta Amare.

Emergere, arricchirsi, avere successo, queste sono cose difficili da raggiungere, ma Amare è semplice. Amo quello che faccio e questo mi riempie.

Il resto è una conseguenza estetica del fare.”

Mi spieghi il concetto di “libertà istintuale”?

“Come direbbe Alfredo Schettini “Perché la vita nell’arte è nell’istinto; per crearla non occorrono canoni o codici: basta l’amore alla vita e la comunicazione intima delle cose”.

Quando sono di fronte ad una tela bianca, sono di fronte all’inizio di una battaglia: quella tra il livello inconscio, che fa emergere materiali impossibili, e quello conscio,  che seleziona questi ultimi e ad alcuni consente di concretizzarsi. Ecco, a me piace operare in armonia con entrambi questi elementi, e in totale libertà.”

Tra le tue opere ce n’è qualcuna a cui sei particolarmente affezionato?

 “Un lavoro che mi sta particolarmente a cuore è un’opera dalla quale mi sono separato molto in fretta ed in maniera abbastanza brusca. Sto parlando di “Ardente Abbraccio”, un  quadro nel quale ho espresso la necessità di avvolgere, circondare in sé e al contempo donare, donarmi.

Quanto silenzio c’è in un abbraccio!, e allo stesso tempo quanto ci dice, quante emozioni  si scatenano in esso.

Abbracciare è un modo meraviglioso di dare amore a chi ci circonda, è accarezzare l’anima di chi ci è accanto. Dovremmo farlo tutti più spesso, non siamo consapevoli di quanto questo ci possa arricchire.”

E’ anche uno dei miei preferiti tra i tuoi lavori… so però che ti è stato rubato.

“Si, è stato rubato in occasione della biennale di Palermo del 2015 e non è mai più ritornato a casa. Mi piace però pensare che “Ardente Abbraccio” in qualche modo stia facendo il suo dovere, che se ne stia lì da qualche parte a donare calore a qualcuno che magari nella sua vita ha avuto tanti “schiaffi” e pochi abbracci, ed è forse per questo che resta tra le mie opere più care.”

L’uomo e artista sono quindi due facce della stessa medaglia.

“Si,come avrai intuito l’uomo e l’artista sono in me inscindibili. L’essenza dell’uomo alimenta l’essenza dell’artista e viceversa.

Le mie giornate però non sono soltanto dedicate all’arte, anzi.

Fino a qualche anno fa alla domanda ”cosa fai nella vita?” mi trovavo in seria difficoltà .

Mi sentivo in dovere di rispondere con un solo “mestiere”, pittore, graphic designer, personal trainer o obstacle racer.

Avendo molti interessi pensavo ci fosse qualcosa di sbagliato in me, che avrei dovuto dedicarmi ad una cosa sola e non ne ero capace.

Reputavo il mio essere “multipotenziale” come una limitazione, un difetto da correggere, ma col tempo ho imparato a considerare positiva la capacità di fare più cose: sintesi di idee, rapido apprendimento, adattabilità sono tra le capacità che ad oggi mi ritrovo a favore.

Mi piace l’idea di abbracciare tutte le mie passioni, seguire la mia curiosità, esplorare tutte le mie intersezioni, abbracciare tutti i miei fili interiori per una vita più felice e autentica.”

Per concludere, cosa sogni per il futuro, ci sono progetti all’orizzonte?

 “Riallacciandomi al tema della “multipotenzialità”, ti dico che il mio sogno è di fondere in modo unico ed innovativo tutte queste passioni.

Educare le persone al movimento così come educarle ad avere mente e cuore aperti all’arte, hanno in realtà diversi punti in comune.

Ma credo che ne riparleremo tra un paio d’anni, adesso non voglio svelare troppo. E poi preferirei discuterne quando avrò in mano qualcosa di concreto.”

Credo proprio che tra un paio d’anni avrai questi e tanti altri progetti da raccontare, in bocca al lupo!

 (Ride) “Crepi!”

Dopodiché ci siamo salutati, non prima però di avermi ringraziato più e più volte “per l’opportunità”; la verità, e dico davvero, è che sono io a dover ringraziare lui: per la fiducia che ha riposto in me ma soprattutto perché mi ha dato la possibilità di meravigliarmi ancora una volta del mondo.

E’ stata un’esperienza toccante, non nego di essermi commossa rileggendo le sue risposte.

Artista brillante, ragazzo solare, di rara umiltà e di una gentilezza che tocca il cuore.

Mario Sepe ci fa innamorare di nuovo dell’Arte, in ogni sua forma.

(Potete trovare la rassegna di tutte le sue opere sul sito www.mariosepe.com, consiglio a tutti di passarci: ne vale decisamente la pena.)

 

“Ardente Abbraccio”, il quadro rubato.

 

 

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Info: www.mariosepe.com

 

4 Comments

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  1. Lui è stato molto gentile e disponibile ma anche tu sei stata carina… mi spiace per il quadro rubato, è veramente un capolavoro

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    • Grazie, ma scrivere di persone come lui è sempre facile!
      Per quanto riguarda il quadro, la penso un po’ come Mario: almeno adesso sarà da qualche parte ad allietare qualcuno.
      Purtroppo i disonesti non hanno alcun rispetto per il lavoro altrui, ma noi guardiamo sempre il bicchiere mezzo pieno, che è meglio!

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  2. mi piace molto sepe e capisco il ladro 😀 ciau

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