Alla fine non sono caduta.

Cinque amici, pochi bagagli, musica a palla, la strada davanti.

Canzoni stonate, l’odore del sale, “ma siamo arrivati?”, “guarda sulla cartina”, “io devo fare pipì!”

Che poi le storie migliori iniziano tutte più o meno così.

Dicevo, cinque amici e una casa al mare, le buste sul marciapiede, la brace accesa a metà che mannaggia al vento.

Carne, vino rosso, ma una carbonara non ci starebbe?, e carbonara sia, che mica dici no.

Cinque amici, cibo, vino, il sole tra i capelli, un gatto. Mi dicono che le storie migliori cominciano pure un po’ così.

E poi, tre biciclette sgangherate del  1970 che se non mi rompo qualcosa oggi mai più.

Ci son salita comunque, tra la paura di cadere e quella di volare, sì, ma sul marciapiede, con le svariate fratture del caso, perché non me lo ricordo mica come si fa a pedalare.

Due altalene, uno scivolo, tre bambine un po’ cresciute, fotografie improbabili di salti nel vuoto (falliti).

E il mare, dio, come si fa a descrivere il mare?

Mi suggeriscono, “dici che è azzurro”.

Era azzurro.

E di mille altri colori, lo giuro. E il sole ci giocava dentro. E nella sabbia c’erano diamanti.

E odore di salsedine, e di pomeriggi in bicicletta quando sei piccolo e di cadere non te ne frega niente.

Leggevo da qualche parte che ciò che conta è il viaggio, non la meta.

Io comunque tra le cose che contano ci metterei pure le persone con cui sei partito, quelle che incontri per strada, quelle che al ritorno non ci sono più. Che sì, nella vita è tutto un perdersi e ritrovarsi e perdersi ancora, ma nel mezzo c’è una qualche felicità e quando scrivono ‘ste frasi mi sa che se lo dimenticano.

E non me ne frega niente se domani sarà diverso, se il per sempre non esiste, se la vita va così e  le persone se ne vanno sempre via.

Questo, l’odore di sale che si attacca alla pelle, le paure superate, le risate, le persone che ho abbracciato, quelle con cui ho brindato, una giornata di sole, oggi, qui ed ora..gli istanti in mezzo ad una qualche felicità.

E non ci credevo per niente a tutta quella storia del “una volta che hai imparato ad andare in bicicletta non lo dimentichi più”, ma qualche frase fatta deve pur essere vera, e infatti.

Alla fine, non sono caduta.

 

11 Comments

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  1. Meravigliosa!❤

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  2. È questo ciò che conta. Non cadere. Ma semmai dovesse accadere, conta sapersi rialzare. Sempre, nonostante tutto. Nonostante il passare del tempo inesorabile e di quei lividi che ci portiamo dentro.

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  3. Tutto quello che c’è stato in qualche modo resta. Quello che ci serve, almeno. Quello che davvero, dentro di noi, vogliamo portarci dietro. Poi c’è chi si attacca alle scorie e alla sofferenza, ma è un peccato, perché la felicità degli incontri, dell’odore di sale, delle paure superate, delle risate e delle cose fatte insieme esiste, esiste sì. Grazie di essere passata, è davvero un bel post questo, ti seguo 🙂
    A presto
    Alexandra

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    • Sono perfettamente d’accordo con te: le cose davvero importanti ci restano attaccate addosso, ce le siamo scritte dentro, e la pelle ha una memoria che non possiamo comprendere. Grazie a te per esser qui, ti seguo anche io 🙂
      Un abbraccio, Nina

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